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Observer [ Più mi guardo intorno meno ci capisco ... ]
 



16 novembre 2005


Microsoft chiede aiuto al governo americano (contro l’euroantitrust)

Perché Microsoft sbaglia
Da Il Foglio di martedì 15 novenbre
(editoriale)

"Microsoft chiede aiuto al governo degli Stati Uniti nella sua vertenza con l’Antitrust dell’Unione europea. E per rafforzare le sue possibilità ha mandato una lettera a grandi imprese americane titolari di brevetti chiedendo loro di scrivere a due alti funzionari al dipartimento di Giustizia e alla Casa Bianca, che sostengono la richiesta di Microsoft a Washington. La società di Bill Gates ha subito dall’Antitrust europea una condanna da 497 milioni di dollari, con l’ingiunzione di modificare la pratica di segretezza che impedisce a imprese concorrenti di dialogare con le piattaforme software prodotte da Microsoft. Questa, secondo la Commissione europea, è una pratica contraria alle regole di concorrenza. Microsoft si è appellata alla Corte di giustizia europea. Adesso chiede aiuto al governo americano per trasformare la controversia in una questione politica, sostenendo che è in gioco la tutela della proprietà intellettuale. Come si vede, anche le imprese americane invocano aiuti di Stato. Ma questa richiesta è sbagliata. Nel merito, Microsoft ha torto perché Bruxelles non chiede di rivelare il contenuto del suo brevetto affinché possa essere copiato, ma per realizzare una connessione compatibile. Non è in gioco un diritto di proprietà intellettuale, ma una pratica di ostruzione monopolistica. Può darsi che la Corte di giustizia europea reputi che Microsoft abbia diritto a conservare il suo segreto, perché ciò non viola le regole europee di concorrenza. Può darsi il contrario. Ma Microsoft non può pretendere che il governo degli Stati Uniti eserciti una pressione su Bruxelles per modificare una decisione che è stata già presa. E tanto meno per influire sulla Corte di giustizia europea."




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8 ottobre 2005


Liti blogosferiche

Anche se sono un blogger spesso latitante quanto a scrivere post mi considero abbastanza attento a quello che succede nella blogosfera. Ho dei buoni punti di riferimento, infatti, sia tra i blog riformisti che tra quelli di destra e di estrema sinistra, dentro e fuori Il Cannocchiale, quindi se ci sono novità rilevanti di solito me ne accorgo. In questi giorni qualcosa di invero è accaduto, mi riferisco alle baruffe intorno a quella che si fa chiamare "La Città dei Liberi", cioè Tocque-Ville, vale a dire un super-blog (o un "aggregator") dove convivono varie anime (ma con un netto predominio di gente di destra anche spinta, che però si considera "liberale"). Ma tutti sono d'accordo  sulla politica estera, molto filoamericana.
Tutto è partito da un post di Rolli, che pur essendo la blogger di centrodestra più famosa, ha rimproverato i "Cittadini" di essere un po' fascistelli al loro interno, perchè epurano quelli che non si allineano e via dicendo. A questo punto quelli di Tocque-Ville si sono risentiti e hanno praticamente mandato al diavolo Rolli dicendo che loro fanno quello che gli pare a casa loro e che Rolli farebbe bene a farsi gli affari suoi. Rolli li ha definiti per tutta risposta "un branco" e si sono rotte amicizie (virtuali e forse non solo) di lunga data, ad esempio quella tra Rolli stessa e il blog 1972.
Un blogger riformista che ha aderito a Tocque-Ville, Wind Rose Hotel, ha scritto un bel post in cui fa capire che qualcosa non va nella "Città dei Liberi". Un'impressione che, pur guardando dall'esterno, penso di condividere. Forse un riformista là dentro comincia a sentirsi a disagio. Il che ad essere sincero non mi sorprende più di tan




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30 settembre 2005


La guerra è come un quadro in bianco e nero

Una riflessione intelligente e profonda di Andrea Riccardi (Comunità Sant'Egidio) su La Stampa di oggi. "La guerra - scrive Chris Hedges - rende il mondo più comprensibile, come un quadro in bianco e nero.E' una comprensione terribile. In realtà il mondo odierno è difficile."  
 
E'
qui, ma, come si sa, solo per oggi (così funziona in tanti giornali, peccato), quindi lo copio/incollo per intero. Buona lettura.

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La nostra pace è fragile. Ma non dobbiamo cedere alla tentazione di assumere la cultura di guerra. La guerra - scrive Chris Hedges - rende il mondo più comprensibile, come un quadro in bianco e nero. E' una comprensione terribile. In realtà il mondo odierno è difficile. Chi si sa orientare, pur essendo di media cultura, nel conflitto hutu-tutsi in Ruanda? Quant'era più facile invece collocarsi nella lotta tra Nord e Sud Viet Nam! Dipendeva dalle proprie opzioni politico-ideologiche. Di fronte alla televisione la gente si affanna a capire i problemi di paesi lontani. Si chiede: da che parte stare? Poi matura il senso di impotenza, che non è né bello né utile. Vediamo tutto (con la televisione o internet), ma capire e orientarsi è difficile. C'è necessità di una cultura geopolitica più vasta; bisogna fare un salto a questo livello. Non si sta nel mondo globalizzato solo con la piantina mentale del proprio quartiere.

Il vuoto di cultura, ma anche le sfide di grandi problemi, favoriscono il successo dei terribili semplificatori. Dire oggi che tutto il mondo musulmano è, se non attivamente almeno potenzialmente, contro l'Occidente o che l'islam è una religione di violenza, terrorizza ed affascina. Almeno sappiamo con chi combattere! - si dice. Ma questo è proprio il riconoscimento che Bin Laden vuole, presentandosi attraverso i media come il nuovo califfo di un islam globale. E' quell'islam che affascina immigrati spaesati, oppositori nei paesi musulmani, ricchi svuotati, combattenti… Ma l'islam è molteplice: i più di cento milioni di musulmani, l'Indonesia così varia, i tanti islam nazionali…

Il mondo non può ridursi alla lettura dei semplificatori. Meglio aspettare a capire, che cedere alle semplificazioni. Ci sono poi le semplificazioni diffuse nel mondo musulmano rispetto all'Occidente. Si pensi che l'opera di Huntigton (di cui è stata data una lettura riduttiva intendendola solo come scontro di civiltà) ha avuto un buon successo negli ambienti fondamentalisti, come ricorda Gilles Kepel. Uno sguardo semplificatorio discetta del destino di milioni di persone, di vari paesi, di culture. I problemi della pace sono complessi, ma non incomprensibili. C'è bisogno di chiamare più gente a sentirli propri attraverso un salto di partecipazione culturale, illuminati dalla consapevolezza e dalla speranza che tutti possono fare di più.

Ero a Kigali, la capitale del Ruanda, per la Pasqua 2005; ho visitato il memoriale del genocidio, il Kigali Memorial Centre. Sono passati poco più di dieci anni da quei tragici eventi. Ci sono a tutt'oggi tante situazioni pendenti. L'aria è di tregua più che di pace. Le prigioni rigurgitano di gente da giudicare per il genocidio. Per strada si riconoscono i condannati per il loro abito rosa. Il Kigali Memorial è una ferita aperta: si vedono le bare degli assassinati, una sequela di immagini guida il visitatore al punto focale, una sala tappezzata di teschi. Come è stato possibile che i vicini di casa abbiano assassinato quelli con cui vivevano da sempre? Infatti gli assassini non venivano da lontano, ma erano i vicini. Stessa domanda di Sarajevo.

E' una domanda che riguarda tante situazioni africane. E' stato il dramma della ex Iugoslavia. E' quello dell'Iraq, del Medio Oriente, della Terra santa. E' quello di grandi paesi come l'Indonesia con più di 15.000 isole. Ma è anche la domanda del rapporto delle nostre città con gli immigrati. E' la questione delle migliaia di minoranza e dei poteri maggioritari nel mondo. Come vivere insieme? E' una domanda antica nella storia, quella che ha dominato il secolo passato, a cui spesso si è risposto con divorzi, con la nascita di nuove nazioni, ma anche purtroppo con guerre. La domanda resta anche in Stati nazionali, che si sono voluti omogenei. Nessuno oggi può vivere in una condizione di purezza etnica o culturale: l'altro, se non lo raggiunge fisicamente, gli arriva vicino attraverso i flussi della globalizzazione.

Come vivere insieme? Non è solo una domanda per il Ruanda, ma lo è anche per le nostre città italiane. Gli altri (vicini o lontani) sono tanti. In questo mondo globalizzato, dove abbiamo anche gusti simili, dove pochi Stati fanno le grandi scelte, le tante identità esistono e si ripropongono. Il mondo è irriducibile ad una sola cultura, a un solo impero, ad una sola religione, ad una sola egemonia politica o culturale che sia. Anche i più grandi debbono vivere con i più piccoli, se vogliono stare in pace. Anche i piccoli possono nuocere. Bisogna vivere insieme. Come? E' la domanda della pace. Se non trova risposta, ecco che si apre la strada alla guerra.




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23 settembre 2005


Panebianco insiste ...

Angelo Panebianco lancia l'ultimo grido d'allarme a Berlusconi. Scrive tra l'altro (sul Corriere della Sera di oggi):

"Chi è interessato a che la democrazia italiana
possa contare anche in futuro sulla contrapposizione fra destra e sinistra e sulla possibilità dell'alternanza fra due schieramenti, deve augurarsi che Berlusconi smetta di sbagliare, prenda atto della realtà, accetti finalmente di sottrarre se stesso e la parte della maggioranza su cui ancora può contare al logoramento quotidiano. Forse deve approfittare dell’occasione delle primarie rivendicate dall’Udc per mettere in gioco la propria leadership e, eventualmente, rilegittimarsi. Una democrazia sana richiede sia una forte sinistra che una forte destra.


Per l'Italia è vitale che esista anche domani un centrodestra,
magari all'opposizione, rinnovato nella leadership, capace di incalzare e di sfidare con credibilità un eventuale futuro governo di centrosinistra. Non esisterà più nulla del genere se Berlusconi penserà ancora una volta di tirare dritto, chiedendo ai suoi di continuare a tappare le falle della nave con le dita, di ignorare i vincoli e di immaginare che basti evocare miracoli perché questi si realizzino."

Anche il 10 aprile scorso, dopo la disfatta elettorale della CdL, il professore aveva implorato Berlusconi di andare al voto anticipato. Speriamo che il Cavaliere, stavolta, lo ascolti.




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12 maggio 2005


Fassino e l'Occidente

Segnalato e ottimamente commentato da Wind Rose Hotel un editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, con un elogio per Piero Fassino. Panebianco cita un'intervista del leader ds di domenica scorsa, in particolare questa cosa:

«Occidente, un termine e un concetto che, se ci si riflette, ancora in un recente passato utilizzavamo assai meno. Oggi quel termine lo avvertiamo come cruciale anche e forse soprattutto perché, nel tempo della globalizzazione e dell’interdipendenza, il mondo si è fatto davvero plurale. Nel Novecento l’Occidente era al centro di tutto, e anche il Paese più lontano si ispirava ai suoi valori. Oggi la categoria di Occidente si fa decisiva, invece, se non altro per differenza: l’Islam, ma anche la Cina, sono realtà assolutamente non omologabili».

Secondo Panebianco da queste parole si ricava un cambiamento di atteggiamento di tipo culturale sul tema dell'Occidente. Ne deriveranno importanti conseguenze.




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4 maggio 2005


Giro per i blog

Ho fatto un giro per i blog più approfondito del solito perché volevo aggiungere qualche link. Per mia comodità, perché mi viene più facile partire dal mio blog che non dai preferiti di I.E., visto che per lo più navigo da fuori casa. Bene, non ho trovato granché. Ho letto una marea di blog tenuti da personaggi vanitosi e inconcludenti, prevedibili nelle loro "cadute di stile", superficiali ma convinti di non esserlo. Questo tra i blog politici e culturali. Molto più interessanti i blog-diari, che in qualche caso sono tenuti da persone che hanno qualcosa da dire e la dicono senza rompere con la loro saccenteria, ma a me più di tanto non interessano, figuriamoci, io che non leggo romanzi se non eccezionalmente (purtroppo, ma chi me lo dà il tempo col lavoro che faccio, sempre in giro per il mondo!). Morale della favola non aggiungo niente. Proverò con i blog in francese, che è la lingua che leggo meglio. Ma non coltivo nessun ottimismo, i francesi li conosco troppo bene (anche se di solito sono persone che hanno buona educazione, il che è sempre meglio di niente).




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27 aprile 2005


Fassino, perché non lui?

Ho ascoltato (sto ascoltando) a Porta a Porta Fassino e Tremonti che discutono di economia. Finalmente un dibattito sulle cose e non sulle chiacchiere. Apprezzabilissimo Fassino, concreto, avversario leale e non capzioso. Una sinistra "blairiana". Mi domando solo perché non possa essere Piero il candidato premier dell'Unione.




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14 aprile 2005


L'unica cosa seria

Che gran casino: governo allo sbando, opposizione in balia di "Prodotti", economia nel mirino dell'Europa, stadi trasformati in manicomi criminali, figuracce a non finire dinanzi al mondo intero. Ma vuoi vedere che l'unica cosa seria e decente che ci è rimasta in Itali è la Chiesa cattolica?  




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13 aprile 2005


Riprendere a bloggare

Allora, mi sono eclissato per mesi e mi ero quasi dimenticato di avere un blog. Mi scuso anche con quei pochi lettori che qualche volta passavano di qua, ma in giro vedo che non sono il solo caso di latitanza. Chi non ha mai fatto blogging non sa che ci vuole un mucchio di tempo, perché una cosa è leggere un'altra è scrivere, una cosa è leggere per capirci qualcosa in quello che succede, un'altra è leggere per poi farlo sapere agli altri e magari per far capire quello che si è capito.
Tutto 'sto tempo io noin ce l'ho, anche perché sono lento a scrivere, ho i ripensamenti, non mi piace come ho scritto. Poi leggo certi altri blog e mi rendo conto che c'è chi ci sa fare parecchio. Alla fine dico che leggere è meglio.
In ogni caso, magari cerco di riprendere un po', ma non mi impegno. Ci provo. Cari saluti.




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22 novembre 2003


Emma Bonino all'ONU per l'Iraq

Condivido e sostengo l’appello di Windrosehotel per Emma Bonino incaricata per l’Iraq dall’ONU. Credo che Emma sia "tagliata su midira" per quel ruolo e potrebbe svolgere una funzione insostuibile.

P.S. Scusate la lunga assenza, sono stato via per alcune settimane, ora spero di poter riprendere (anche) con il blog.




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